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venerdì 29 agosto 2014

Intervista TG3 Lazio a Mario Mazzoli, General Manager ASSO, sulla sicurezza delle immersioni subacquee

"GRAN CARRO" nuove attività "sperimentali" dall'informatica alla Summer School (dal Gruppo Centro ricerche Sub Bolsena)

Il 3 agosto scorso si è conclusa, come da programma, la campagna di studi sul villaggio villanoviano del “Gran Carro”, che ha visto impegnati per più di due settimane un equipe di circa 20 persone. Nonostante il tempo non sia stato ideale per lo svolgimento dei lavori, siamo riusciti a raggiungere e, in alcuni casi, a superare tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. L’organizzazione del cantiere per un così cospicuo numero di partecipanti e per le nuove attività “sperimentali” è stato molto impegnativo, mettendo a dura prova l’esperienza dello staff del Centro Ricerche della Scuola Sub del Lago di Bolsena. A distanza di 50 anni dalla scoperta del villaggio, abbiamo voluto riprendere gli studi adeguandoli ai nuovi sistemi tecnologici ora disponibili, soprattutto quelli informatici. Ricostruzione 3D villaggio villanoviano del Gran Carro. Alla classica metodologia scientifica si è quindi affiancata, talvolta sostituendola ..... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO

giovedì 7 agosto 2014

Luglio 2014: TORNA A BATTERE IL CUORE DELL'EMISSARIO ALBANO

La fase esplorativa del Progetto Albanus, promosso dalla Federazione Hypogea, è iniziata il 31 agosto 2013. Il punto, un anno dopo. 

La struttura esterna dell'incile si presentava nel 2013 sommersa di vegetazione spontanea. Un primo intervento degli operatori del Parco, al quale ha fatto seguito la giornata di ripulitura straordinaria da noi promossa in occasione della manifestazione "Puliamo il Mondo - Puliamo il Buio" ha riportato l'incile in condizioni ottimali per dare il via alle esplorazioni. La porzione ipogea del canale che si affaccia verso il lago (incile) si presentava completamente allagato. Le prime esplorazioni subacquee si sono fermate a circa 36 metri, in corrispondenza dell'abbassamento della volta fino all'acqua. Si è tentato, a più riprese, di superare il punto con esplorazioni speleo subacquee, ma il riempimento del condotto è risultato composto da poca acqua e uno strato di limo alto più di 2 metri. In questa condizione lo speleosub non ha acqua sufficiente per potersi immergere “sorvolando” il limo che non solo impedisce la visuale ma soprattutto rende la progressione piuttosto pericolosa Lo studio si è dunque spostato sul Lato Mole di Castel Gandolfo. 

L'accesso alla struttura è ormai possibile solo da un piccolo passaggio lasciato libero quando fu costruito il muro di tamponatura per impedire che uscissero odori sgradevoli derivanti dal riversamento nel canale emissario delle acque del depuratore. Condizione in cui non è facile far entrare, oltre alle persone, anche tutte le attrezzature necessarie. Il primo tratto si presentava colmo di rifiuti, in gran parte pezzi di vetro di bottiglie lasciate chissà quando a rinfrescare nell'acqua del condotto. E anche da materiali di risulta degli ultimi lavori effettuati (palanche in legno, reti ecc.) 

E' stata fatta una prima sommaria ripulitura per consentire almeno il passaggio delle squadre di esplorazione che però si sono dovute arrestare di nuovo di fronte alla chiusura totale del condotto che corrispondeva al primo pozzo. Dove un cumulo di terra e prodotti provenienti dal campi sovrastanti (reti di plastica, radici di un grande fico che si erano introdotte all'interno con filamenti lunghi oltre tre metri ecc.) precludevano la possibilità di proseguire. Fino a poche settimane fa il canale ipogeo risultava quindi percorribile, peraltro con grande difficoltà, solo per circa 36 metri dal lato incile e più o meno altrettanti a Le Mole, a fronte dei 1450 totali che attendono di essere esplorati e documentati. 

La zona di intervento primario si è dunque necessariamente dovuta spostare in terreno privato dove, grazie alla cortesia e alla disponibilità del proprietario, abbiamo potuto raggiungere il primo pozzo dall'alto e, con interventi mirati, ripristinare l'originaria percorrenza dell'acqua dal lago verso le Mole e il drenaggio di una parte dell'acqua presente nel condotto, in particolare quella che ristagnava all'incile dopo un recente (2009 - 2013), quanto incomprensibile, intervento di rialzamento della dighetta interna. 

All'incile il silenzio ha ripreso il posto del mormorio dell'acqua che vi scorreva negli ultimi anni. Il cospicuo deposito fangoso, invisibile fino alle immersioni speleo-subacquee da noi condotte, dovrà essere rimosso. Anche la progressione sul lato delle Mole è diventata meno complessa e nei giorni scorsi siamo finalmente entrati nel cuore dell'emissario per circa 400 metri. L'acqua in alcuni tratti è ancora molto alta e fredda, tanto da richiedere l'uso di mute. E' però limpidissima, forse anche grazie al rivolo che continua ad alimentare la struttura e che dovremo scoprire da dove proviene. 

Al completamento del progetto mancano ancora due anni. Il prossimo obiettivo è ripristino della percorribilità interna che ci consentirà di effettuare il rilievo topografico e di acquisire la documentazione iconografica della struttura. Azioni preliminari alla valutazione scientifica vera e propria dell'antica struttura idraulica. 

Un lavoro ancora lungo e complesso, ma affascinante... Il cuore dell'emissario Albano è finalmente tornato a battere, insieme ai nostri.

Carla Galeazzi ©Hypogea