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venerdì 30 settembre 2011

I video della spettacolare grotta di Puetro Princesa nella Filippine candidata come una delle nuove sette meraviglie del mondo

Pubblichiamo due video dell'incredibile sistema sotterraneo di Puerto Princesa nelle Filippine. Le immagini sono dell'Associazione LA VENTA che lo ha esplorato in maniera approfondita. Il primo video è il "trailer" turistico delle grotte, mentre il secondo è il racconto delle esplorazioni compiute dall'associazione LA VENTA.




Il Parco nazionale del fiume sotterraneo Puerto Princesa (Bene UNESCO) è un parco nazionale che si trova circa 50 chilometri a nord della città di Puerto Princesa, nella provincia di Palawan, nelle Filippine. Esso si trova nella catena montuosa di San Paolo, sulla costa nord dell'isola. Dal 1992 il parco è amministrato dalla città di Puerto Princesa. Nel parco è presente un paesaggio carsico, calcareo, con un fiume sotterraneo navigabile per 4,5 chilometri della sua lunghezza. Questo fiume attraversa una grotta prima di gettarsi direttamente nel Mar Cinese meridionale. Nella grotta vi sono numerose stalattiti e stalagmiti, oltre ad alcune ampie camere. La parte terminale del fiume, che si crede essere il secondo fiume sotterraneo del mondo per lunghezza, è soggetto alle maree.


VIDEO DELL'ESPLORAZIONE DELL'ASSOCAZIONE "LA VENTA" (in inglese):

giovedì 22 settembre 2011

QUANDO L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RESTA …. SUBACQUEA: LE ANCORE DI MONTALTO



Prosegue con successo l'inusuale collaborazione tra la A.S.S.O. di Roma, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e il Raggruppamento Aereonavale della Guardia di Finanza del Lazio:  questa volta tocca alle ancore.Prosegue con successo l'inusuale collaborazione tra la A.S.S.O. di Roma, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e il Raggruppamento Aereonavale della Guardia di Finanza del Lazio: questa volta tocca alle ancore.

Nelle more di un accordo tra i tre partner proseguono le attività congiunte con l'obiettivo di individuare e topografare nuovi giacimenti sommersi, acquisire elementi utili alla tutela e assicurare un immediato follow-up alle segnalazioni che subacquei o pescatori dovessero formulare.
E' proprio questo il caso delle ancore antiche di Montalto di Castro rinvenute dai sub di un'associazione locale molto attiva, la AssoPaguro, che sono state oggetto di un primo intervento per il rilevamento topografico e posizionamento cartografico ed ora, per una di queste, si prepara una esposizione sommersa.
Di ancore Romane, o meglio, di ceppi di ancore presumibilmente Romane, ne sono stati trovati quattro. Tre a distanza di una decina di metri l'uno dall'altro su uno scoglio sommerso e il quarto isolato sulla sabbia. Il ceppo è di fatto un grosso bastone, in questo caso di piombo e del peso di circa 450/500 Kg. che, fissato al fusto di legno dell'ancora, serviva a favorirne la presa sul fondo.
Esercitava quindi la funzione assolta oggi dalla catena che tiene "sdraiato" sul fondo lo strumento in modo che le marre possano affondare nella sabbia o nella posidonia o far presa sugli scogli. Mentre la parte lignea dell'ancora antica viene distrutta dal mare, il piombo si conserva ed è questo il caso delle ancore di Montalto, per le quali il team ha deciso di effettuare una operazione di messa in sicurezza direttamente sul posto.
Si è iniziato dal ceppo isolato. 
Ripulito mediante l'uso di una sorbona ad acqua (un grosso aspiratore subacqueo) e fissato su due piastre di cemento affondate nella sabbia, ora può essere segnalato per la visita dei subacquei senza la preoccupazione che qualcuno possa cedere alla tentazione di asportarlo.
Questa realizzazione, oltre a costituire un esempio di applicazione di quanto recita la convenzione Unesco del 2001 a proposito della priorità nel conservare sul posto i reperti subacquei, rappresenta anche un esempio pratico del rispetto che si deve a chi sul territorio ci vive e crede nella possibilità di farne un bene comune.
"Sin dalle prime operazioni" - racconta Mario Mazzoli, direttore Generale della A.S.S.O. - "abbiamo voluto che gli scopritori facessero parte del team di studio. Per chi non è del mestiere può sembrare un approccio scontato ma la realtà è spesso ben diversa.   Le lungaggini, l'indifferenza o, talvolta, la prosopopea degli addetti portano non raramente a snobbare o ad ignorare i segnalatori che invece vanno rispettati e considerati.
Nel caso dell'Etruria Meridionale invece, la disponibilità della responsabile scientifica per il mare ed il litorale, Dott.ssa Valera D'Atri, lascia ampio margine alle collaborazioni e questa con i sub dell'AssoPaguro ne è un chiaro esempio pratico"

Aggiunge Mazzoli: "In fin dei conti o si crede nel lavoro di squadra o certe operazioni risulterebbero impossibili o realizzabili solo a costi proibitivi. Questo è anche il caso della Guardia di Finanza, con la quale la A.S.S.O. ha già collaborato nei mari dell'Albania, che,  dopo le opportune verifiche e mirando concretamente agli obiettivi , ha adottato un approccio innovativo per un ente di Stato così importante assumendosi il rischio di collaborare con una piccola struttura di volontariato come la nostra. La presenza tra noi oggi del Colonnello Virgilio Giusti, Comandante del R.O.A.N. del Lazio, non fa altro che confermare questo interesse."

E' pomeriggio quando il Pattugliatore Buratti e un gommone della Guardia di Finanza rientrano nel porto di Civitavecchia; Finanzieri e tecnici della A.S.S.O. scherzano mentre scaricano una gran quantità di attrezzature ma hanno già la testa verso la prossima meta: i resti un antico relitto navale.

martedì 20 settembre 2011

Scoperto l'arsenale di Traiano: grandi navate e pilastri del II secolo d.C. (di Fabio Isman da ILMESSAGGERO.IT)

Straordinario ritrovamento tra Ostia e Fiumicino da parte dei ricercatori di Southampton e di Roma.

ROMA - Eccezionale scoperta tra Ostia e Fiumicino: un vastissimo edificio, lungo almeno 145 metri; probabilmente si tratta dell’Arsenale dell’Urbe di Traiano. Doveva possedere volte alte 12 metri, ed è tra l’antico Porto di Claudio, inaugurato da Nerone e dismesso perché spesso si insabbiava, e il bacino esagonale di quello di Traiano, edificato tra l’anno 110 e il 117. E’ stato individuato dagli archeologi dell’Università di Southampton e della British School di Roma, che scavano con l’ausilio di una cooperativa, e in collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Roma: stanno per iniziare la loro quinta campagna.

Finora, dell’edificio sono riemersi una prima navata (pare che fossero otto, parallele), larga 12 metri e lunga 58; e alcuni pilastri in opera laterizia, rettangolari, di due metri per uno e mezzo. Le navate erano aperte sia sul bacino di Claudio, iniziato nell’anno 42 e completato nel 64, sia su quello di Traiano. Si presume che nell’edificio si costruissero le navi, e si riparassero durante l’inverno. La scoperta sarà presentata domani, a Porto; ma è stata già annunciata ieri, con molti dettagli.

Nei pressi, sorge il palazzo imperiale: recenti scavi del professor Simon Keay, che nell’area ha individuato pure un anfiteatro lungo 42 metri e largo 38, fanno ritenere che costituisse la residenza di un funzionario, incaricato di coordinare il movimento delle navi e dei carichi nel porto. Che questo appena scoperto fosse una sorta di arsenale, lo lasciano intendere alcune iscrizioni su pietra, trovate in zona: citano un «collegium» dei «fabri navales portuensis», e un altro dei «fabri navales ostensium»; una corporazione, forse, di schiavi liberati.

Ma non soltanto lo spettacolare immobile rende probabile che Porto, città sorta presso il bacino, fosse il cantiere navale imperiale per buona parte del II secolo d.C., e non soltanto un luogo di magazzini, come finora si riteneva; forse, era anche in relazione con la celebre flotta di Miseno, nel golfo di Napoli, le cui navi potrebbero essere state ricoverate o riparate proprio qui: anche in questo caso, lo fanno supporre iscrizioni che menzionano proprio quei marinai, trovate sia ... CONTINUA A LEGGERE SU "ILMESSAGGERO.IT"