lunedì 2 agosto 2010

"COMMA 22": la nuova legge sulle attività di Archeologia Subacquea

(editoriale della rivista "L'Archeologo Subacqueo" di gen-apr 2010)

Il 22 marzo alla Camera dei Deputati si è svolto un convegno il cui tema era la legge sull'archeologia subacquea (se ne veda il resoconto seguente). I Lettori che hanno seguito la spinosa questione sugli ultimi numeri de L'archeologo subacqueo, potranno condividere che questo dibattito, anche a leggerlo con i massimi disincanto e scetticismo, è un fatto positivo. Positivo che si sia deciso di tenerlo e che le varie parti, anche se con delle differenze, abbiano potuto portare il proprio contributo. Volendo essere pignoli, non si può tuttavia non notare come il titolo stesso del convegno (La sicurezza nelle attività subacquee: figlia di un dio minore?) denunci una certa verve polemica nel parafrasare un nostro editoriale profondamente critico sulla legge stessa (vd. L'archeologo subacqueo, 43, 2009); sembra dunque legittimo dedurne che il convegno stesso abbia avuto come reale impulso le nostre osservazioni. Potremmo anche compiacercene (forse non siamo una vox clamans in deserto), ma restiamo invece attoniti per il fatto che - in assenza della nostra reazione - la legge avrebbe fatto il suo corso ignorando perfettamente l'archeologia e le altre discipline scientifiche che prevedono l'immersione subacquea e facendole cadere nel tritacarne delle norme per i sommozzatori industriali. Comunque, l'incontro si è tenuto. Ora si deve entrare nel merito, chiedendosi che risultati concreti da esso scaturiranno. Verranno recepite le richieste degli archeologi? Intanto, si può notare come tra le varie posizioni ci siano alcune leggere divergenze. Alcune posizioni sono condivisibili, altre no: ad esempio, se si chiede di inserire....... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO

1 commento:

  1. Sono laureata in archeologia subacquea e sto continuando faticosamente la mia formazione universitaria in tale scienza; tre anni fa ho conseguito il brevetto OTS per porre fine alle problematiche legislative, di sicurezza e salute dei luoghi di lavoro e di cantiere, che purtroppo comportava il non possedere tale titolo in Italia. Consapevole del fatto che la subacquea commerciale non risponda appieno alle esigenze dell'archeologia, ritengo comunque le questioni relative alle abilità richieste nell'immersione scientifica non si risolvano con un addestramento per la subacquea ricreativa e con quanto si apprenda nelle università. Insistere ora sulla questione dell'immersione scientifica senza risolvere prima le problematiche sopra accennate, a mio parere non farà altro che continuare a far credere che l'archeologia subacquea non debba essere un lavoro, ma un'attività ludica, per non dire da spiaggia... come viene vissuta in molte, troppe attuazioni, purtroppo spesse volte, dagli archeologi stessi.
    Cordiali Saluti
    R. Arcaini

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