mercoledì 2 giugno 2010

Esplorazione speleosubacquea di SU GOLOGONE: non era e non è finita ...

Nella foto a sn. ALBERTO CAVEDON, detto "proteo"
Un team di speleosubacquei, provenienti da diverse località, italiane ha ripreso, con successo, l’esplorazione della sorgente di Su Gologone interrotta da diversi anni. Nel corso della settimana tra il 21 e il 28 maggio 2010, un Team composto da speleosub di diversi gruppi e località ha effettuato la posa delle bombole lungo le due linee di sicurezza e quella di progressione, gestito i progressivi avvicinamenti alla quota massima precedentemente raggiunta grazie al lavoro di speleosubacquei dotati di respiratori a circuito chiuso. Verificata l’affidabilità del precedente rilievo, redatto da Jacques Brasey e Olivier Isler, il team ha proseguito verso distanze e profondità maggiori.

E’ stato così possibile, con una immersione di Alberto Cavedon per una durata di 300 minuti, estendere la conoscenza della sorgente di altri 155 metri e per una profondità aggiuntiva di 28. Sono state cosi raggiunte, impiegando un rebreather HBT Voyager a circuito chiuso, una lunghezza totale di 510 metri e una profondità massima di 135 dove la condotta comincia a risalire. Alberto ha voluto dedicare la nuova condotta alla memoria di Paolo Costa, documentarista e speleosubacqueo, tragicamente perito nella risorgenza.

Il Team era composto da: Alberto Cavedon, Stefano Barbaresi, Gilberto Bonaga, Massimo D’Alessandro, Attilio Eusebio, Leo Fancello, Fabio Ferro, Carmelo Logias, Maria Masuri, Mario Mazzoli, Maria Teresa Pilloni, Bernardino Rocchi, Marco Vitelli.
Prezioso si è rivelato il supporto degli amici della società di gestione del “Parco di Su Gologone”: Franco Puddu, Tore Puddu, e Claudio Piras.


Fin dagli anni '60 diversi speleosub italiani avevano esplorato la sorgente, ma sempre a profondità modeste. Le prime performance di un certo livello risalgono al 1980 con il famoso speleosub tedesco Jochen Hasenmayer e al 1981 con gli speleosub inglesi che raggiunsero i 46 metri di profondità. Nel 1982 gli speleosub francesi Penez e Le Guen raggiunsero quota -70m, affermando di aver trovato il fondo della risorgente. Verso la fine degli anni '80 sono gli svizzeri e i francesi, guidati da Olivier Isler che con una serie di difficili ed estreme esplorazioni raggiungono i – 104 m. Nel 1992 nel corso di un tentativo di esplorazione, per una serie di tragiche e concomitanti fatalità perde la vita lo speleosub svizzero del team di Isler: Jacques Brasey, che fu uno dei protagonisti delle esplorazioni precedenti e autore del rilievo esistente.
Nel 1996 Olivier Isler riprende l'attività speleosub e ritorna a Su Gologone utilizzando l'R.I. 2000, un rebreather (apparecchio che ricicla in parte i gas respirati) che gli consente una lunga autonomia. Purtroppo il maltempo impedisce la riuscita dell'impresa. Nell'ottobre del 1997 sul libro delle esplorazioni veniva scritto il capitolo conclusivo: l'immersione che porta Isler al fondo della grande sorgente, a 107 metri di profondità e ad una progressione di 370 metri.

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