venerdì 8 dicembre 2017

Caserta, L’Acquedotto Giove-Fontanelle domenica 10 rivivrà con l’indagine storica e speleologica (da L'Eco di Caserta)

CASERTA – La prossima domenica, 10 dicembre 2017, alle ore 11,30 circa presso l’Eremo di San Vitaliano di Casola, frazione di Caserta si terrà un evento culturale di presentazione de “L’Acquedotto Giove-Fontanelle”, ovvero delle ricerche storiche ed esplorazioni speleologiche dell’acquedotto che, come ricorda il sottotitolo, fu “dimenticato” da “L. Vanvitelli e G. Patturelli”.
In effetti l’evento ha origine da un impegno che si perde a quasi due anni or sono, infatti, dai primi mesi del 2016 il gruppo di ricerca composto dal Geol. Luca Cozzolino, dal Geol. Sossio Del Prete, DALL’Ing. Luca Farina e dall’Ing. Alfredo Massimilla, ha avviato una ricerca allo scopo di documentare quel che resta dell’acquedotto Giove-Fontanelle, che insieme all’acquedotto di S. Elmo costituisce l’Acqua Piccola di Caserta, cioè l’insieme di opere idrauliche costruite prima dell’Acquedotto Carolino, per rifornire il cantiere della Reggia di Caserta, e successivamente utilizzata per alimentare il Real Sito di San Silvestro.

Si badi che l’Acqua Piccola, a dispetto del nome, ha svolto un importante ruolo per la storia di Caserta, senza aver mai ricevuto la meritata attenzione. Da qui le ricerche storico-archivistiche sull’acquedotto Giove-Fontanelle che sono state affiancate da esplorazioni speleologiche che hanno permesso di riscoprire quest’opera dimenticata. La fontana detta anche “E Ghiove” o “Ghiove” che si trova nella zona di Monte Castello e fu chiamata Giove accreditando l'esistenza di un tempio dedicato a Giove Tifatino.

L’evento del 10 dicembre 2017, che presenterà anche contributi fotografici di Sossio Del Prete come quello della locandina promotrice l’iniziativa, è promosso dalla Federazione Speleologica Campana, dalla Società Speleologica Italiana (SSI), dalla ..... CONTINUA A LEGGERE SU L'ECO DI CASERTA

venerdì 1 dicembre 2017

Ue: Caschi Blu del mare a Bruxelles - Giovani migranti sub ricevuti al Parlamento Europeo (fonte ANSA)

I caschi Blu del mare al Parlamento europeo. Ragazzi da tutto il mondo, spesso migranti e rifugiati, che su iniziativa della federazione mondiale sport subacquei (Cmas) e Unesco conseguono il brevetto sub "per la salvaguardia e la pulizia dell'ambiente marino, promuovendo campagne di pulizia del mare e recuperando tesori nascosti", ha spiegato Anna Arzhanova, n. 1 Cmas, per la quale "essere qui oggi è la prova che questo è un progetto speciale". "E' un'esperienza di avanguardia, vorrei diventasse un progetto europeo", ha detto l'on. Silvia Costa che ha accolto la delegazione col vicepresidente Davide Sassoli, per il quale l'iniziativa "ha permesso a tanti giovani di vivere autentiche esperienze di integrazione con coetanei migranti e operatori europei". In apertura, proiettato un video con le esperienza di Wazib del Bangladesh, Kante della Guinea, Mihlad dell'Egitto. Tra i promotori del corso il Mibact-MigrArti. "L'idea è far pace con il Mediterraneo", ha spiegato Paolo Masini.

giovedì 30 novembre 2017

MOSTRA “NEL MARE DELL’INTIMITÀ”, VENERDÌ ARRIVA LA RICOSTRUZIONE DELLA SEZIONE TRASVERSALE DELLA IULIA FELIX DI GRADO

Un carico di conserve e di vetro, che era stato destinato al riciclo già due millenni fa, prima di inabissarsi al largo della laguna di Grado. È il tesoro della Iulia Felix, nave da carico romana del II secolo d.C., ritrovata a 16 metri di profondità nel 1987, assieme a circa 600 anfore. Il vascello, lungo 18 e largo 6 metri, ha un valore inestimabile sia per l’architettura navale che per l’archeologia.

Un carico di conserve e di vetro, che era stato destinato al riciclo già due millenni fa, prima di inabissarsi al largo della laguna di Grado. È il tesoro della Iulia Felix, nave da carico romana del II secolo d.C., ritrovata a 16 metri di profondità nel 1987, assieme a circa 600 anfore. Il vascello, lungo 18 e largo 6 metri, ha un valore inestimabile sia per l’architettura navale che per l’archeologia.

Una riproduzione storicamente fedele della sezione trasversale del bastimento arriverà a Trieste: venerdì 1 dicembre al Salone degli Incanti – ex Pescheria, Riva Nazario Sauro, 1 grazie alla mostra Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico, dove sarà esposta insieme a una parte del suo carico originale. 

La ricostruzione è realizzata dall’ERPAC – Servizio catalogazione, formazione e ricerca, così come l’analisi, lo studio e la catalogazione dei materiali organici e inorganici del carico, nell’ambito di un accordo con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e il Comune di Grado per l’apertura e la valorizzazione dell’istituendo Museo nazionale dell’archeologia subacquea della città. La riproduzione, a cura di Rita Auriemma, Dario Gaddi, Carlo Beltrame, è stata progettata dal maestro d’ascia chioggiotto Gilberto Penzo ed eseguita nel cantiere nautico Casaril di Venezia.

IL CARICO E IL RICICLO.  La nave di Grado costituisce un caso emblematico di commercio di redistribuzione e riutilizzo, per l’eccezionale carico di salse e conserve di pesce di produzione locale, presumibilmente aquileiese, contenuto entro più di 600 anfore in gran parte riutilizzate, provenienti da varie regioni del Mediterraneo: Egeo orientale, Tripolitania, Tunisia, Campania, Emilia Romagna, alto Adriatico. Il riutilizzo delle anfore è evidente per due fattori: l’omogeneità della merce in tutte le anfore – pesce, anche se di qualità diverse (sardine e sgombri) e diversamente preparato (salsa “fior di garum” e pesce sotto sale) e la presenza di tappi tutti “ritagliati” da pareti di anfore degli stessi tipi di quelle componenti il carico. Le anfore, giunte per varie vie e da posti diversi in un emporio, erano ..... CONTINUA A LEGGERE SU TRIESTE CAFE'

martedì 28 novembre 2017

Biologi Marini: nuova generazione di professionisti della subacquea.

Corsi di Perfezionamento in Ricerca Partecipativa, Valorizzazione del Patrimonio Naturale e Subacquea Ricreativa - L'Economia locale a supporto della gestione territoriale

Organizzato da Università Politecnica delle Marche in Collaborazione con PADI, DAN, RCI

dal 12 al 16 febbraio 2018 a Malta

(c/o The International School of Diving Safety and Medicine, Gozo)

La sempre maggiore attenzione delle nuove generazioni verso la conservazione e tutela dell’ambiente marino è in contrasto con la scarse opportunità lavorative disponibili, soprattutto in ambito nazionale. Il corso, aperto a 10 biologi marini, ha l’obiettivo di rispondere ad una opportunità di mercato ancora disattesa, basata sulla volontà di partecipazione dei cittadini a programmi di ricerca scientifica aventi importanti ricadute in termini di risultati. Il corso fornisce specifiche conoscenze relative all’applicazione di protocolli per il coinvolgimento dei cittadini in progetti di ricerca partecipativa da svolgere presso centri d’immersione, nell’ambito della subacquea ricreativa.

Saranno fornite conoscenze relative a progetti che possano essere d’interesse locale, nazionale e internazionale, a supporto delle più recenti direttive europee. Saranno applicate tecniche di censimento visivo su i) rifiuti ii) specie marine mediterranee iii) specie aliene iv) di monitoraggio delle risposte fisiologiche dei subacquei alle immersioni e v) di raccolta ed elaborazione dati.

I docenti saranno biologi, ingegneri, medici ed esperti del settore. 
Il corso sarà svolto in collaborazione con PADI, DAN, Reef Check Italia onlus

Il corso, finalizzato alla creazione di una nuova generazione di professionisti della subacquea in grado di operare all’interfaccia fra ricerca e impresa, è rivolto a laureati e dottorandi in diverse discipline delle Scienze del Mare titolari di un brevetto Dive Master (o superiore) di una qualsiasi didattica riconosciuta. Il corso copre argomenti quali ricerca partecipativa in ambito medico e ambientale, tecnologia e marketing per la promozione della citizen science nell’industria subacquea e diversificazione del business nella subacquea ricreativa. Il training, intensivo, si snoda attraverso sessioni in classe e sul campo per esporre i partecipanti sia ai fondamenti della teoria che a scenari realistici durante i quali mettere in pratica quanto appreso. Il corso rilascia una certificazione da parte dell’Università Politecnica delle Marche attestante l’acquisizione delle competenze e di 5 CFU, la certificazione PADI di Research Diver, la certificazione Reef Check Italia di Mediterranean EcoDiver e una certificazione DAN che abilita all’acquisizione dati tramite doppler a tutti i partecipanti che superano la prova finale. Il Researcher Diver PADI si riferisce a un nuovo corso di specialità che può essere insegnato esclusivamente da Istruttori PADI in possesso di un titolo universitario nell’ambito delle Scienze del Mare.

Obiettivi formativi 
Conoscenze: Lo scopo è quello di fornire le conoscenze di base sia teoriche che pratiche sui principali protocolli di progetti di citizen science da svolgersi in ambito mediterraneo su tematiche ambientali e relative alla sicurezza subacquea.
Capacità di applicare le conoscenze: Alla fine del corso, il partecipante sarà in grado di individuare ed applicare i più adeguati progetti di ricerca di CS in relazione a precise problematiche di ricerca, monitoraggio, conservazione e gestione sia su scala locale che internazionale.
Competenze trasversali: La peculiarità delle attività pratiche richiede lo sviluppo di buone capacità di interazione e di coordinamento all’interno di un gruppo di lavoro. Le immersioni svolte durante le esercitazioni potranno essere certificate come immersioni scientifiche e poter quindi contribuire all’ottenimento della certificazione europea di subacqueo scientifico, facilitando la mobilità internazionale dello studente riguardo questo ambito. 

Modalità di erogazione della didattica
La parte teorica è svolta in 40 ore, in una settimana. Il Corso si suddivide in moduli da 4 a 8 ore. Il Tirocinio pratico si svolge presso centri d’immersione ed ha una durata di 10 ore. L’allievo rende conto del lavoro svolto attraverso una relazione che provi la professionalità raggiunta. Il Corso termina con una valutazione orale, una certificazione UNIVPM ed una certificazione congiunta rilasciata da PADI, RCI e DAN

Requisiti
a) Laurea magistrale in Biologia Marina o titoli ritenuti validi ai fini dell’iscrizione dal Comitato Ordinatore del corso; 
b) Padi Dive Master, o certificazione di livello equipollente o superiore 
c) visita medica subacquea in corso di validità (meno di 12 mesi al momento del corso).

I fondali raccontano la storia dell’Adriatico Relitti e opere d’arte (da IlPiccolo di Trieste)

Il 17 dicembre sbarcherà al Salone degli Incanti una curata esposizione sull’archeologia subacquea
di GIULIA BASSO

Il nostro mare Adriatico è come uno scrigno, custode di storie millenarie che aspettano soltanto d’essere riportate in superficie. «Ci sono più relitti sul fondo del mare rispetto alle navi che lo solcano», diceva lo scrittore e saggista croato bosniaco Predrag Matvejevic, grande cantore delle civiltà del Mediterraneo e degli incroci tra i popoli che s’affacciavano sulle sue acque. E’ispirata proprio alle sue parole e alla sua concezione del Mediterraneo come “mare che unisce” la straordinaria mostra che aprirà i battenti il 17 dicembre al Salone degli Incanti, trasformandolo per cinque mesi in un grande mare, in cui il pubblico potrà idealmente immergersi per scoprire un’infinità di storie che per lungo tempo, a volte secoli, a volte millenni, sono rimaste celate sotto le acque. Storie di pace e di guerra, di scambi e traffici commerciali, di incroci di genti e di merci, perfino storie di pirati.

A raccontarle sarà la mostra “Nel mare dell’intimità - L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico”, che per la prima volta, con un’esposizione di 2000 metri quadri, offrirà al pubblico in una visione d’insieme relitti, opere d’arte e oggetti della vita quotidiana, merci destinate alla vendita e attrezzature di bordo letteralmente ripescate dai fondali del nostro mare. Saranno circa un migliaio i reperti in mostra, ciascuno con la propria storia, provenienti dai numerosi giacimenti sommersi e prestati per l’occasione da musei italiani, croati, sloveni e montenegrini.

A collaborare a questa mostra, che è organizzata dal Servizio di catalogazione, formazione e ricerca dell’Erpac (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale Fvg e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Trieste), sono infatti oltre 60 istituzioni culturali italiane e internazionali, tra le quali ..... CONTINUA A LEGGERE SU ILPICCOLODITRIESTE

Marina della Lobra, attesa per i risultati del sopralluogo dei tecnici della Soprintendenza (da IlMattino.it)


MASSA LUBRENSE - I resti di una villa Patrizia o un antico santuario? Ipotesi, solo ipotesi. Rimarranno tali fino a quando i tecnici della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell’area metropolitana di Napoli non avranno esaminati i rilievi subacquei effettuati ieri mattina, insieme a due sommozzatori del gruppo dei volontari della Protezione civile di Massa Lubrense. Ovviamente, dal sopralluogo, non è trapelata nessuna indiscrezione sulle origini dei reperti archeologici rinvenuti nello scorso mese di settembre nello specchio d’acqua che circonda il porticciolo di Marina della Lobra, nel circondario della Riserva marina protetta di Punta Campanella.

Il sopralluogo dei tecnici della Soprintendenza era stato richiesto dai vertici del Parco marino per una attenta valutazione dei reperti presenti tra una profondità di tre e nove metri in una vasta area di notevole valenza archeologica. I sub di Massa Lubrense, su segnalazione di un appassionato frequentatore dei luoghi, poco più di un mese fa, si erano trovati davanti in un gran numero di blocchi lapidei cesellati in varie forme e dimensioni.

L'Archeoclub di Massa Lubrense, aveva ipotizzato che potesse trattarsi dei resti di una villa Patrizia o di un antico santuario. Rilievi fotografici sono stati realizzati anche da Marco Gargiulo, esperto di immagini subacquee. La vicenda ha sollevato curiosità, con prospettive sulle potenzialità di un sito destinato ad ampliare l’attenzione degli appassionati del ..... CONTINUA A LEGGERE SU ILMATTINO.IT

giovedì 23 novembre 2017

Relitti in 3D: archeosub cafoscarini sperimentano la rivoluzione tecnologica (da CAFOSCARINEWS)

La tecnologia sta rivoluzionando le tecniche della ricerca archeologica, sulla terraferma come sui fondali marini. Da qualche anno gli archeosub hanno come compagni di lavoro software che trasformano le foto scattate sott’acqua in dettagliati modelli tridimensionali. E’ un’applicazione nuova di una tecnica nota, la fotogrammetria. Così lo ‘scavo’ in mare diventa più rapido, sicuro, economico.

Ma come cambia la qualità dei risultati? Quali accorgimenti deve osservare il ricercatore per ottenere il massimo dal rilievo? Risponde con uno studio pubblicato dal Journal of Cultural Heritage e ripreso da Science l’archeologo marittimo cafoscarino Carlo Beltrame. Con il suo team, Beltrame è tra i pochi al mondo all’avanguardia sull’utilizzo della fotogrammetria per l’archeologia subacquea, grazie anche alla collaborazione con il laboratorio di fotogrammetria dello IUAV.

Lo strumento principe diventa la reflex, con la quale scattare centinaia di immagini riprendendo il ritrovamento sottomarino da altrettanti punti di vista. La bindella metrica non va in pensione, ma viene srotolata solo per definire la ‘maglia’ topografica di riferimento.

“La fotogrammetria ci permette di risparmiare molti giorni di lavoro sott’acqua - spiega Beltrame, docente di Archeologia marittima e subacquea al Dipartimento di Studi Umanistici - e a poche ore dal rilievo possiamo vedere sullo schermo del computer il modello tridimensionale dettagliato del ritrovamento, con la possibilità di calcolare volumi con un margine d’errore irrilevante. E’ un’autentica rivoluzione”.

Il team ha sperimentato la fotogrammetria su diversi siti a diverse profondità e condizioni ambientali. Il nemici della fotografia, infatti, sono l’oscurità, dovuta alla profondità, la torbidità dell’acqua e la progressiva sparizione dei colori, dovuta sempre alla profondità; ma altri aspetti critici sono ..... CONTINUA A LEGGERE SU CAFOSCARINEWS

Egitto, scoperti tre relitti di epoca romana al largo di Alessandria (da NationalGeographic)

Trovati in mare anche tre aurei di Augusto e una testa di statua attribuita a Marco Antonio

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, le tracce della millenaria storia dell’antico Egitto non si celano solo sotto l’arida sabbia del deserto, ma possono essere trovate anche nelle profondità del mare. Ne è un perfetto esempio la scoperta annunciata ieri da Mostafa Waziry, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, di tre relitti di epoca romana al largo del porto di Alessandria.

Il ritrovamento è stato effettuato da una missione egiziana del Dipartimento di Archeologia Subacquea del Ministero delle Antichità in collaborazione con l’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine (IEASM). Secondo il capo del Dipartimento, Osama al-Nahas, ce ne sarebbe anche un quarto intuibile dalla presenza di grandi travi di legno sul fondale e di numerosi contenitori ceramici che potrebbero aver fatto parte del carico della nave affondata

L’area indagata si trova tra il porto orientale di Alessandria e la baia di Abu Qir, dove un tempo sorgeva l’antica città di Heracleion (Thonis in lingua egizia) ormai ..... CONTINUA A LEGGERE SU NATIONALGEOGRAPHIC.COM

martedì 21 novembre 2017

TRIESTE. NEL MARE DELL’INTIMITÀ. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico

Il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità (Predrag Matvejević, da Breviario mediterraneo, ed. Garzanti 2007).

A TRIESTE, PER LA PRIMA VOLTA INSIEME, UN MIGLIAIO DI REPERTI DA MUSEI ITALIANI, CROATI, SLOVENI E MONTENEGRINI, PER RACCONTARE A TUTTI, CON GLI OCCHI DELL’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA, LE ROTTE, I PAESAGGI, GLI UOMINI E LE STORIE DEL NOSTRO MARE ADRIATICO.

Oltre 60 istituzioni culturali italiane e internazionali coinvolte, 50 studiosi, per un’esposizione di 2000 metri quadri che racconterà le straordinarie storie che emergono dal nostro mare Adriatico.

Per la prima volta saranno offerti al pubblico in una visione d’insieme relitti, opere d’arte e oggetti della vita quotidiana, merci destinate alla vendita e attrezzature di bordo, circa un migliaio di reperti provenienti dai numerosi giacimenti sommersi e prestati per l’occasione da musei italiani, croati, sloveni e montenegrini.

L’ex Pescheria-Salone degli Incanti di Trieste si trasformerà in un paesaggio d’acqua, un fondale sommerso che permetterà di leggere in maniera più esaustiva l’intensità degli scambi culturali e dei traffici commerciali, la specificità ..... CONTINUA A LEGGERE SU ARCHEOMEDIA